L'affare del caffè - 1° puntata

 

Era da tempo che volevo scrivere su "l'affare del caffè", ed eccomi qui, con la 1° puntata.

Il prezzo del chicco: dove nasce davvero il margine

Il punto di partenza è semplice: il caffè, quello vero, quello verde, costa pochissimo rispetto a ciò che paghiamo al bar o al supermercato.

Il costo reale del caffè verde
Il chicco crudo, non tostato, acquistato all’ingrosso, oscilla mediamente tra 2,20 e 4,50 €/kg per le qualità più diffuse (Arabica commerciale, Robusta standard).
Una torrefazione o un’industria che compra container interi paga ancora meno.
Eppure, quando il prodotto arriva al consumatore, il prezzo è moltiplicato da 10 a 40 volte.

La filiera che aggiunge valore… o margini
Tra il chicco verde e la tazzina ci sono passaggi necessari:
  • trasporto
  • stoccaggio
  • tostatura
  • miscelazione
  • confezionamento
Ma nessuno di questi passaggi, però, giustifica l’esplosione del prezzo finale.
Il vero salto avviene quando il caffè smette di essere materia prima e diventa prodotto industriale.

La tostatura
La tostatura è un processo tecnico, richiede macchinari e competenze.
Ma il costo industriale per tostare 1 kg di caffè è ridicolo: pochi centesimi.
Eppure, dopo la tostatura, il valore del prodotto raddoppia o triplica.
Non perché sia diventato migliore, ma perché entra nel dominio del brand, del marketing, della confezione, della narrazione.

Il primo livello di speculazione
Qui nasce l’affare:
  • il caffè verde costa poco
  • la tostatura costa poco
  • il confezionamento costa poco
Ma il prezzo finale è altissimo perché l’industria ha trasformato un prodotto agricolo in un prodotto emozionale: aroma, intensità, crema, origine, ritualità, "condito" dalla pubblicità.
Il margine non è sul caffè: è sulla percezione.

Commenti