Da domani la tassa sui piccoli pacchi

 

Avrei dovuto intitolare il post:
La nuova tassa sui pacchetti extra‑UE: cronache di un Paese che ama complicarsi la vita.

A partire dal 1 luglio 2026, ogni piccolo pacco proveniente da fuori UE (valore sotto i 150 euro) avrà un sovrapprezzo di 5 euro, ovvero 3 euro di dazio europeo + 2 euro di tassa italiana per “coprire le spese doganali”.
Poi, dal 1 novembre 2026, potrebbe arrivare pure una commissione europea di gestione: altri 2 euro. Totale 7 euro.

Perfetto per un Paese dove un cavo USB da 1,99 euro rischia di costare più di un pranzo veloce.
Secondo gli operatori del settore, questa tassa italiana da 2 euro è talmente “furba” che può essere aggirata spedendo i pacchi in altri Paesi UE e poi facendoli arrivare in Italia via camion.
Risultato:
  • zero entrate per lo Stato
  • più traffico
  • più inquinamento
La motivazione ufficiale è che l’Unione Europea vuole frenare:
  • la concorrenza sleale dei prodotti cinesi
  • l’inquinamento generato dalle micro‑spedizioni
  • la valanga di articoli illegali o non conformi.
Nel frattempo il consumatore italiano si ritrova a pagare un sovrapprezzo che spesso supera il valore dell’oggetto acquistato.

In Italia abbiamo un talento unico: trasformare ogni problema globale in un piccolo capolavoro di complicazione nazionale.
Arriva una riforma europea? Noi ci aggiungiamo una tassa.
Arriva una tassa? Noi la rendiamo aggirabile.
Arriva un aggiramento? Noi lo ignoriamo.

E alla fine, come sempre, paghiamo sempre noi cittadini, che magari volevamo solo un caricabatterie.

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