Acqua pubblica si, carrozzone regionale no - 1° puntata

 

Ieri su Facebook l'ing. Stefano Alì ha pubblicato una lunga riflessione sull'acqua pubblica, che riporto in copia/incolla.

La Regione delibera e per Acireale rischiano di arrivare altri guai.
Il 26 maggio il Governo regionale ha approvato un disegno di legge che cambia radicalmente l’organizzazione del servizio idrico in Sicilia.
L’obiettivo è accentrare tutto in un unico Ambito territoriale ottimale regionale e istituire una nuova Autorità Idrica Siciliana, l’AIS. Attenzione: 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐚𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐬𝐮𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐢𝐜𝐨, ma l’ente di governo unico del servizio idrico siciliano. Le attuali ATI provinciali verrebbero trasformate in organi periferici, con funzioni molto più limitate.
La direzione però è evidente: 𝐭𝐚𝐫𝐢𝐟𝐟𝐚 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚, sistema perequativo tra territori e, nel tempo, spinta verso una gestione unica.

Il principio può sembrare eticamente giusto: tutti i siciliani pagano secondo una logica uniforme. Ma chi tutela i territori che negli anni hanno investito? Chi tiene conto dei Comuni, come Acireale, che hanno acquistato pozzi, realizzato infrastrutture, mantenuto reti e sostenuto costi con i soldi dei propri cittadini?
Siamo già stati penalizzati quando la Regione ha individuato come ambiti omogenei le province: una scelta amministrativa più che territoriale, fatta senza guardare davvero alla geografia, ai bacini idrografici, alle fonti di approvvigionamento e alla storia delle reti locali.
Gli acesi rischiano di capirlo molto presto con il passaggio alla gestione d’ambito catanese e con una tariffa costruita mediando realtà molto diverse tra loro. E non parliamo di una gestione comunale diretta, ma di una 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐦𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨-𝐩𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐚, soggetta a equilibrio economico e logiche societarie.
Siamo rimasti in silenzio allora lo saremo anche oggi?
Se la Regione è così appassionata al principio dell’equiparazione, perché non comincia dai rifiuti? Perché un Comune come Acireale deve pagare 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟒𝟎𝟎 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐚 𝐭𝐨𝐧𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐚 per il conferimento, mentre altri territori pagano molto meno? Anche quei costi ricadono su cittadini incolpevoli.
La Sicilia intera può davvero essere considerata un “ambito ottimale” per la gestione dell’acqua? 𝐎𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐡𝐢? Per programmare da Palermo o per garantire un servizio efficiente ai territori?
Nel frattempo si crea un nuovo organismo regionale, con una struttura propria, mentre restano le ATI come articolazioni periferiche, gli ATO in liquidazione per le residue attività, l’EAS ancora in liquidazione e Siciliacque per il sovrambito. 𝐔𝐧 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐨𝐩𝐚𝐜𝐨.
E tutto questo mentre le gestioni esistenti resteranno valide fino alla loro scadenza. Quindi avremo una nuova Autorità, una tariffa regionale da costruire, vecchie convenzioni ancora in piedi e una gestione unica rinviata nel tempo.
Nel 2011 i cittadini votarono due quesiti sull’acqua: uno sulla gestione dei servizi pubblici locali e uno sulla tariffa del servizio idrico e sulla remunerazione del capitale investito. In Sicilia e ad Acireale, su entrambi, 𝐢 𝐒𝐢̀ 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐫𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐥 𝟗𝟕%.
Quel voto non può essere archiviato come folklore referendario.
L’acqua è un bene pubblico. Ma 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨, 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞. Pubblico significa controllabile dai cittadini, trasparente nei costi e rispettoso dei territori che hanno investito.
Penso che, fortunatamente, non se ne farà nulla. Questo Governo regionale ha perso credibilità non solo davanti ai siciliani, ma anche dentro la sua stessa maggioranza. Difficile immaginare che una riforma così centralista, così confusa e così penalizzante per molti territori possa davvero superare l’esame dell’Aula.
𝐀𝐜𝐢𝐫𝐞𝐚𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐛𝐚𝐧𝐜𝐨𝐦𝐚𝐭 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐮𝐢.

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