Mi piace questo bando?
La risposta è no.
Non perché sia “il solito bando complicato”.
Non perché “tanto è tutto un incastro di requisiti”.
No, non mi piace per come è stato pensato, per come è stato scritto, e soprattutto per come verrà applicato.
E ormai, dopo averlo letto riga per riga, studiato e ristudiato, girato sotto e sopra posso dirlo senza esitazioni: questo bando non aiuta davvero chi lavora la terra.
Aiuta chi sa sopravvivere ai bandi.
Non mi piace perchè ci sono criticità, incongruenze, passaggi che sembrano scritti per un’azienda agricola ideale che non esiste in Sicilia.
E poi ci sono le solite magie: criteri che si contraddicono, punteggi che premiano ciò che non serve, e richieste documentali che sembrano fatte apposta per far inciampare chi prova davvero a partecipare.
Il problema non è il Bando in sè, ma è la logica di fondo che non funziona.
Una logica che continua ad immaginare l’agricoltura come un esercizio di stile burocratico, non come un lavoro che si fa con mani, terreni, acqua, attrezzature, imprevisti e stagioni.
Nei prossimi giorni pubblicherò una serie di puntate dedicate proprio a questo bando:
- Le criticità nascoste, quelle che non si vedono alla prima lettura
- Le incongruenze tecniche, dove il testo si smentisce da solo
- Gli effetti reali sulle aziende, chi ci guadagna e chi ci perde
- Cosa sarebbe servito davvero, la parte costruttiva, perché lamentarsi non basta
Una piccola “inchiesta agricola”, fatta con la solita ironia, ma anche con la serietà di chi questi bandi li legge, li applica e li vede ricadere sulle aziende ogni giorno, aziende che mi dicono "ma che bando è così?"
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