Sui miglioramenti fondiari 3° puntata

C’è un momento dell’anno in cui l’agricoltore siciliano cambia espressione.

Non è quando piove troppo.

Non è quando non piove per niente.

Non è nemmeno quando arrivano le cocciniglie.

È quando qualcuno dice:
“È uscito il bando.”

Da lì in poi, l’azienda agricola entra in una dimensione parallela, governata da tre divinità:
l’Allegato A, l’Allegato B, e il Portale che non funziona mai quando serve.

La corsa agli incastri

Il bando agricolo è come un puzzle da mille pezzi, ma senza la foto sulla scatola.
Tu inizi a leggere e scopri che:

  • devi avere un requisito che non sapevi di avere
  • devi dimostrare una cosa che non sapevi di dover dimostrare
  • devi caricare un documento che non esiste in natura

E tutto questo entro una scadenza che sembra lontana, ma che in realtà è domani alle 12:00.

La logica del bando

Il bando agricolo ha una caratteristica unica: non finanzia ciò che serve, finanzia ciò che è scritto.

Tu hai bisogno di una strada poderale? Il bando finanzia solo drenaggi.
Hai bisogno di drenaggi? Il bando finanzia solo automazione irrigua.
Hai bisogno di automazione irrigua? Il bando finanzia solo frangivento.
Hai bisogno di frangivento? Il bando è chiuso.

La documentazione infinita

Per partecipare a un bando agricolo servono:

  • foto
  • planimetrie
  • relazioni
  • computi
  • dichiarazioni
  • autocertificazioni
  • certificazioni delle autocertificazioni

E poi, quando pensi di aver finito, arriva la richiesta più temuta:
“Serve anche la dichiarazione che attesti che la dichiarazione è conforme.”
Il tutto in decine di perizie asseverate, l'ultima frontiera della burocrazia.

La filosofia del punteggio

Il punteggio è la parte più poetica del bando. Non si capisce mai del tutto, ma si accetta.

Per prendere punti devi:

  • essere giovane, ma non troppo
  • avere reddito agricolo, ma non troppo
  • avere terreni, ma non troppi
  • fare investimenti, ma non troppo costosi

È un equilibrio zen.
Un’arte marziale.
Una forma di meditazione burocratica.

La realtà dei miglioramenti fondiari

Alla fine, però, il miglioramento fondiario resta lì: concreto, necessario, urgente.

La strada poderale non si fa da sola.
Il drenaggio non si scava da solo.
L’impianto irriguo non si monta da solo.

E allora sì, si fa il bando.
Si combatte.
Si carica tutto.
Si spera che il portale non si blocchi.
Si prega che il punteggio basti.

E quando finalmente arriva l’esito, positivo o negativo che sia, l’agricoltore siciliano fa quello che fa da secoli: si rimbocca le maniche e continua.

Perché i bandi passano.
La terra resta.

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