Uno dei profili di maggiore iniquità del nostro sistema tributario riguarda la deducibilità dei costi legati all'auto per i liberi professionisti.
Attualmente, la normativa permette di dedurre appena il 20% del valore d'acquisto, ripartito in quattro anni.
Il vero paradosso, tuttavia, risiede nel limite di spesa prefissato: la soglia massima su cui calcolare tale percentuale è ferma a 18.075,99 euro (i vecchi 35 milioni di lire). Si tratta di cifre fuori mercato che costringono il professionista a poter scaricare mediamente solo 900 euro l'anno, nonostante il veicolo sia uno strumento essenziale per la generazione del reddito.
Questa limitazione si estende drasticamente anche alle spese accessorie (carburante, manutenzione, assicurazione e pneumatici), anch'esse bloccate alla soglia del 20%.
È necessario che le istituzioni prendano atto della realtà: in un Paese dove il trasporto pubblico non garantisce un'alternativa valida agli spostamenti lavorativi, l'auto non è un bene di lusso, ma un ufficio mobile indispensabile.
Ignorare questa necessità significa penalizzare attivamente chi produce valore.
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