Tasse record e portafogli vuoti - 1° puntata

Avete presente quella sensazione di correre su un tapis roulant che va sempre più veloce, mentre noi facciamo fatica anche solo per restare fermi nello stesso punto?
Ecco, i dati Istat appena usciti sulla pressione fiscale e sul reddito delle famiglie ci dicono che, economicamente parlando, siamo esattamente in quella situazione.

Nell'ultimo trimestre del 2025, la pressione fiscale ha sfondato il tetto del 51%.
È una cifra che fa girare la testa: significa che più della metà di quello che il Paese produce finisce nelle casse dello Stato.
Non vedevamo numeri simili da oltre dieci anni, e la cosa paradossale è che questo "picco" sta arrivando proprio mentre molti speravano in un alleggerimento.

Ma perché le tasse salgono se nessuno ha annunciato nuove imposte?

La risposta è un po' tecnica ma ci tocca tutti da vicino.
C’è di mezzo quello che gli economisti chiamano fiscal drag, o drenaggio fiscale.
In parole povere: i prezzi salgono, i contratti di lavoro vengono rinnovati e le buste paga lorde diventano un po’ più pesanti per provare a inseguire l'inflazione.
Il problema è che lo Stato non ha adeguato gli scaglioni delle tasse, così come avrebbe dovuto; quindi, molti lavoratori si ritrovano a pagare aliquote più alte solo perché il loro stipendio "nominale" è salito, anche se nei fatti non sono diventati più ricchi. Anzi.

A questo si aggiunge un fisco che sta diventando sempre più tecnologico ed efficiente.
Il sorpasso dei pagamenti digitali sui contanti e l’uso massiccio della fatturazione elettronica stanno portando alla luce fette di economia che prima erano sommerse.
Se da un lato è un bene per l'equità, dall'altro fa schizzare la pressione fiscale statistica ai massimi storici.

Il risultato? Il potere d'acquisto è al palo.

Mentre l'erario festeggia entrate record, le famiglie italiane tirano la cinghia.
Il reddito disponibile sta rallentando e, tolta l'inflazione, quello che resta in tasca è cresciuto di un misero 0,9% nell'anno, finendo addirittura sotto zero negli ultimi mesi.

Non stupisce che il Misery Index di Confcommercio sia in risalita: tra i rincari della spesa quotidiana e le ombre che arrivano dai conflitti internazionali (che minacciano di far rincarare ancora l'energia), il disagio sociale si fa sentire.

In tutto questo, economisti ci ricordano che non si può pretendere di abbassare le tasse se non si ha il coraggio di toccare la spesa pubblica, che viaggia ormai parallela alle entrate record.
Siamo davanti a un nodo difficile da sciogliere: lo Stato incassa tanto, spende tantissimo, ma il cittadino comune si sente sempre più povero.

Forse è arrivato il momento di chiederci se questo modello sia ancora sostenibile o se questo "sorpasso" del fisco sui nostri portafogli non rischi di frenare definitivamente la voglia di crescere del Paese.

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