La cenere dell'Etna ... e i danni

 

L'ultima eruzione dell'Etna, con la solita ricaduta di cenere, riporta l'attenzione ai danni che sia la cenere che i lapilli causano nelle coltivazioni nelle zone poste ai piedi del vulcano.
Limoni, clementine, mandarini, uva, albicocche, pesche, pere, ma anche ortaggi vari.
Una questione aperta, anzi una ferita aperta, che non si è mai voluta sanare con l'accettazione che questi danni sono da calamità naturale.
Inutile che il Ministro Musumeci dica che non è una emergenza e che bisogna conviverci, i danni se li piangono gli agricoltori e la normativa va adeguata.

Purtroppo, devo notare ancora una volta, che esiste una distanza abissale fra i vari governi e la realtà nei campi, e lo stesso dicasi per molte alte sfere burocratiche, che scrivono norme, bandi, circolari, ecc., ma non hanno idea di cosa avviene nelle campagne.

E' così da quando mi occupo di agricoltura, da più di 40 anni, e non vedo miglioramenti.
Peccato. Si potrebbe fare molto di più, e meglio, anche con poco, ma non lo si fa.
Peccato!

Commenti

  1. il signore diventerà bellissima , un giorno ha dichiarato che le cenere vulcaniche non possano essere classificate come calamità naturale . e che lui ha una azienda di agrumi a santa agata di militello . come quel altro che paragona il vino all'acqua dicendo se beve troppa acqua rischia la morte .. per fare girare il motore di un economia isolana servano per ogni politico quattro consigliere (onesto ).roba che non si trova nemmeno nel giardino di saro falsa perla .

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    1. È vero. Non si può bere troppa acqua perchè si rischia la morte.
      Magari studiare o informarsi invece di criticare a prescindere no vero??🤦‍♂️🤦‍♂️🤦‍♂️

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