Da quando l'unione europea è entrata a mani basse sulle problematiche agricole, abbiamo avuto spesso dei regolamenti ai quali abbiamo dovuto sottostare che sembrano usciti da persone che nulla hanno a che vedere con l'agricoltura.
Le scempiaggini che leggiamo gli inutili adempimenti a cui siamo costretti la dicono lunga sulla ignoranza di chi emana questi regolamenti e le norme che ne discendono in cascata.
E senza andare lontano la riforma della politica agricola comunitaria in atto dall'anno scorso e un'altra di queste cose sciocche, per dirla pulita, partorita dall'unione europea.
L'anno scorso ho fatto diversi post sulle follie degli ecoschemi, ed il risultato tangibile è quello che vediamo in questi giorni.
Le proteste degli agricoltori in tutta Europa dovrebbero far capire a chi emana i regolamenti e le norme che tutto ciò che hanno fatto è errato.
Tutti noi sbagliamo, ma agli errori possono farsi rimedi.
La politica agricola comunitaria e le sue norme così come sono adesso congegnate sono errate, quindi in Unione europea ed in cascata nelle nazioni che la compongono dovrebbe rivedersi tutto.
Purtroppo, e devo dirlo, queste manifestazioni dovrebbero far comprendere il grado di insoddisfazione e di protesta, ma alla fine portano solo a un sonoro autogol sulla circolazione delle merci all'interno di tutta l'unione europea, con danni non indifferenti dagli agricoltori stessi.
È ancora vivo il danno che i forconi fecero in Sicilia quando bloccarono il transito delle merci, poiché da una giusta, giustissima, protesta si passò a un autogol economico di cui molte aziende ancora si leccano le ferite.
Ma la verità è una sola: ma noi al Parlamento europeo quale rappresentante che si interessa veramente dell'agricoltura abbiamo? Quale rappresentante che ne capisce di agricoltura abbiamo?
I partiti quando esprimono le candidature dovrebbero anche pensare a questo, ma comprendo che logiche che portano alle candidature sono ben diverse dalle aspettative di tutti noi.

Con i rappresentanti competenti non é cambiato nulla, tanto da essere arrivati dove siamo. Hanno solo coltivato i loro interessi privati e creato le basi del loro business quando sedevano a Bruxelles, da sviluppare poi a fine mandato. Questa è la triste verità!
RispondiEliminaE' proprio cosi, che vergogna
RispondiEliminaA chi ti riferisci?
RispondiEliminaSottoscrivo al 100%
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