E' da diversi mesi che si parla dell'innalzamento (ormai fori controllo) dei prezzi relativi ai costi energetici, ma si è fatto poco o nulla per cercare di tamponare il prevedibile ulteriore aumento.
L'Italia, come altri paesi del resto, è fortemente legata all'acquisto di energia da altri paesi, e la situazione internazionale venutasi a creare è diventata insostenibile.
Il costo dei carburanti è lievemente contenuto dallo "sconto accise" di 30 centesimi di euro, ma se guardate il prezzo del metano per auto è oltre i 3 euro/kg. Ieri sera a Giarre era segnato a 3,499 euro/kg.
Ciò che preoccupa tantissimo non è solo l'inverno che si avvicina, perchè le case vanno riscaldate, perchè l'aumento di richiesta energetica aumenta, anche per la riduzione delle ore di luce, ma ciò che sta avvenendo in tutti i locali commerciali, dal bar alla pasticceria, dal negozio di scarpe alla macelleria, dal supermercato al fruttivendolo. Le industrie, poi, sono sommerse da bollette quintuplicate, decuplicate.
Insomma un aumento di costi energetici fa aumentare, di conseguenza, tutti i costi sia dei beni di prima necessità, che quelli cosiddetti voluttuari.
L'Italia, come sempre, si "contraddistingue" per inerzia e per "poi si vede".
Ricordo quando ci fu il referendum per le centrali nucleari, nel novembre 1987. Io votai a favore perchè qualcuno deve pur produrre energia elettrica a basso costo, e la richiesta energetica è sempre in aumento.
Niente da fare, l centrali nucleari vennero bocciate, però in Svizzera, in Francia, in Olanda, in Spagna ci sono e lavorano a pieno regime, quindi sono a due passi dal nostro paese, realizzate in modo lungimirante; loro adesso soffrono certamente meno di quanto soffre l'Italia per questa crisi energetica.
Ecco la mappa delle centrali nucleari in Europa.
Ebbene, la Francia ottiene il 66,61% della propria energia elettrica dalle centrali nucleari, il Belgio il 38,75%, la Spagna il 22,15%, la Germania l'11,27%, e potrei continuare.
L'Italia no, resta indietro e oggi paga (paghiamo tutti) lo scotto di scelte sbagliate, ma a cui non si può porre rimedio in qualche settimana.
Peccato


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