Gli organismi da "quarantena" - la Ripersiella hibisci, 3° puntata

Nei giorni scorsi abbiamo visto come il decreto di lotta obbligatoria impone a tutti la puntuale verifica della presenza, o meno, di questa cocciniglia.
Ma il decreto di lotta obbligatoria non fornisce alcuna indicazione sul "fermo aziendale" e sulle sue conseguenze nelle aziende agricole, in particolar modo in quelle vivaistiche.
Allorquando in un'azienda vivaistica viene riscontrata la cocciniglia, in seguito ai controlli eseguiti dal Servizio Fitosanitario Regionale, ecco che scattano i "blocchi" commerciali, com'è giusto che sia, al fine di obbligare l'azienda vivaistica ad effettuare tutte quelle operazioni fitosanitarie indispensabili per abbassare, ed infine azzerare, l'infestazione in atto.
Ma cosa succede realmente all'azienda vivaistica, però, nessuno si è posto il problema.
Eh, già, perchè quando un'azienda vivaistica viene bloccata nella vendita delle piante, si ferma tutto il ciclo, con conseguenze devastanti.
1 - si ferma il ciclo di "semina", invasi, travasi;
2 - si ferma la fatturazione, ma gli operai, l'energia elettrica, le tasse, i carburanti, i fertilizzanti, i fitofarmaci vanno pagati;
3 - si innalza del 100% il fabbisogno di manodopera, senza un tornaconto di questi conti, o un rimborso;
4 - nel caso, estremo, di richiesta di bruciatura delle piante, si azzera per alcuni anni il fatturato dell'azienda, senza alcun rimborso previsto da parte del decreto di lotta obbligatoria.

Insomma, appena si viene bloccati (obbedendo giustamente al decreto di lotta obbligatoria) ecco che le aziende vivaistiche subiscono un danno immenso.
Racconto brevemente cosa ho visto qualche giorno fa in una azienda di un amico di famiglia.
Arrivo e tre presone erano lì con un carrellino da n. 30 piante "a viaggio", a prendere le piante, svasarle, immergerle in un grosso contenitore con acqua e fitofarmaco autorizzato, rinvasarle ed infine riposizionarle al posto originario.
E così continuamente.
Ebbene, a parte il fatto che dopo 15 minuti l'inalazione di quel fitofarmaco dava fastidio, e non oso immaginare le tre persone che lo inalano ogni giorno quale conseguenze avranno, ecco che per fare solo un lotto del vivaio (migliaia di piante) hanno impiegato una settimana, senza però che ci sia stato il tempo di passare all'altro lotto.
Ma nel frattempo i tre operai, che normalmente eseguivano tutti i lavori del vivaio, hanno abbandonato le normali attività, che per essere eseguite abbisognano di altre tre persone.
Insomma tre persone per una settimana significano una bella sommetta (3 operai x € 80,00 x 6 giorni), cioè € 1.440.00, ovvero € 5.760,00 al mese ...
E questi soldi, a parte il rimborso del "fermo vivaio", chi li paga?
Ma il SFR deve far eseguire un decreto di lotta obbligatoria, un decreto che ci arriva dall'alto, dall'Unione Europea, dove ormai non abbiamo più un punti di riferimento "agricolo", che prima era il mio amico on.le prof. dott. agr. Giovanni La Via, ed ora è nessuno, visto che chi c'è di siciliano adesso è sparito nel nulla.
E quella direttiva UE non poteva contenere anche dei rimborsi che avrebbero anche agevolato la eradicazione invocata, ovvero la distruzione in massa delle piante (a fronte di rimborsi ovviamente), in modo da mettere i vivai in condizione di non subire questo atuale shock economico, peraltro arrivato dopo la crisi dovuta alla pandemia?
E però al Parlamento Europea di agricoltura mediterranea non si parla, solo di agricoltura continentale ...

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