Molte cose ce le dimentichiamo presto, purtroppo, ed invece dovremmo "legarcele al dito", come si suol dire.
Ed è il caso degli eventi alluvionali di questi giorni, ripetuti con cadenza decennale, ma dimenticati troppo presto non solo da noi stessi, ma soprattutto da chi dovrebbe, invece, non dimenticarsene proprio, mettendo in atto tutte quelle opere di salvaguardia del territorio, delle persone e delle cose, innanzitutto provvedendo alla manutenzione del territorio, sia d'estate (v. incendi) sia d'autunno e inverno (v. piogge persistenti).
Ma in questi giorni si parla di alluvioni, o di piogge persistenti ed esondazioni? Forse è più giusta la seconda ipotesi: piogge persistenti ed esondazioni dei corsi d'acqua senza manutenzione.
E del resto le foto che nel corso di questi decenni ho mostrato la dicono lunga sullo stato di tutti i corsi d'acqua, nessuno escluso.
Non ci sto, anzi non ci stiamo nessuno a sentire vertici della protezione civile "sentenziare" che le cause degli allagamenti sono dovuti alle coltivazioni nei terreni vicino ai corsi d'acqua stessi.
E' la cosa più ingiusta (oltre che errata) che si possa dire, proprio quando sono gli agricoltori stessi che sono sentinelle del territorio, lo presidiano e ne curano gli sgrondi dai loro fondi. Non si può dire lo stesso della pubblica amministrazione.
La conta dei danni subìti nei giorni scorsi non è ancora nemmeno iniziata, ma ripercorriamo ciò che abbiamo già visto nel 1984 nel 1985, nel 1995, nel 1996, nel 2003, nel 2005, nel 2015 e nel 2018, e in tutti questi anni nei corsi d'acqua non si è vista la manutenzione che era necessaria ed indispensabile, tranne poca cosa nel 2004, dopo le piogge persistenti di Lentini del settembre 2003. Poi il nulla.
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