Parlare col muro

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“Ciao, come stai?” – nessuna risposta.
”Che fai oggi?” – nessuna risposta, nessun sorriso.
”Ti trovo un pò invecchiato” – nessuna risposta.
Questa è stata la conversazione che ieri mattina, innanzi ad altre due persone (che mi hanno inizialmente preso per pazzo) ho fatto con un muro in cemento armato dell’autostrada Catania – Palermo, a Gerbini.
Avevo appena finito di parlare al telefono con una persona (che non voglio identificare), che da venti giorni non ascolta. Gli dici una cosa, annuisce e ti dà anche ragione, e poi continua a fare di testa sua; gli esponi le problematiche scaturenti dal "suo operare”, ti dà ragione, ma nemmeno mezzo secondo dopo continua imperterrito. E sembra un bulldozer … continua imperterrito …d9
Come se non bastasse proprio ieri sono state 14 le telefonate … ma niente … non riesci a fermare il bulldozer che c’è in lui.
Che si fa, quindi? Esasperati ci si rivolge al muro. Lui ascolta, non fa una piega, ascolta e basta. Ed è già tanto. E’ fermo. Con lui non si discute. Con lui non si perde tempo. Il muro è quello, in quella posizione, con quelle crepe. E’ lì e basta. Almeno non ti telefona per sapere che fare, ma poi continuare imperterrito nella sua decisione.
Il muro ieri … mi ha fatto sorridere … sembravo un pazzo … ma è stata l’unica soluzione per poter sgombrare la mente dal bulldozer umano.
Penso che … devo intraprendere più spesso questa strada di parlare col muro … stempera le arrabbiature …

Commenti

  1. non sei il solo a parlare con i muri. Ho la netta sensazione che la PA si identifica con i muri di cemento armato che circondano le prigioni di Stato. E le Banche? Non sono forse le casseforti dei matti?Proiva a parlare con loro, ti fanno impazzire.Bisogna fare la rivoluzione dei folli. Sei d'accordo?

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